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Le disruption della Supply-Chain causate dall'invasione Russa in Ucraina


Gli approvvigionamenti erano già stati messi a dura prova dalla pandemia di Covid-19, con conseguente inflazione dei prezzi, enormi carenze di merci ed interruzioni. Adesso, la guerra in Ucraina e le sanzioni contro la Russia potrebbero significativamente peggiorare la situazione. Come ha dichiarato Tim Uy, economista di Moody’s Analytics', il più grande pericolo che devono affrontare le supply-chain globali si è spostato dalla pandemia ad una nuova realtà con maggiori incertezze geopolitiche ed economiche, pesantemente impattanti sulle catene di approvigionamento.

Infatti, la Russia è uno dei più grandi esportatori di petrolio, gas naturale, palladio e grano, mentre l'Ucraina è uno dei maggiori esportatori di grano e neon. La guerra ha portato, e porterà, a difficoltà nella disponibilità di queste commodity e a un contestuale aumento dei prezzi, con pesanti conseguenze sulle imprese e sui consumatori.

Solo per dare un'idea dell'impatto di cui stiamo parlando, Forbes stima che sono circa 374.000 le imprese che fanno affidamento sulle forniture dalla Russia e circa 241.000 quelle che si affidano all'Ucraina.


Grano, metalli e gas: la crisi delle commodity


Le interruzioni della supply-chain causate dalla guerra hanno colpito molte industrie come l'agricoltura, le industrie manifatturiere, energetiche e l'automotive. Analizzeremo ognuna di queste nel dettaglio per capire pienamente come la guerra ha inciso su questi settori.


Le disruption nell'agricoltura: il grano

Secondo Reuters, la Russia e l'Ucraina esportano il 29% del fabbisogno mondiale di grano, oltre a circa il 20% delle vendite di mais e l'80% dell'olio di girasole. Per questo motivo, il settore dell'agricoltura deve affrontare una drammatica crescita dei prezzi del grano, che hanno raggiunto il picco più alto da 14 anni, aumentando il rischio di una severa carenza di cibo in alcune regioni del mondo.

Per affrontare questa situazione, molte nazioni hanno aumentato le loro scorte di grano importato, oppure hanno espanso la loro produzione dopo la chiusura dei porti in Ucraina e le interruzioni delle forniture dalla Russia. L'Arabia Saudita, per esempio, ha approvato ha approvato un aumento eccezionale del prezzo di approvvigionamento del grano locale per aumentarne la produzione interna. Altri, come il Kenya, stanno cercando di modernizzare il loro sistema di riserve per far sì di estendere il tempo di conservazione delle merci.


Le disruption nel settore manifatturiero: i semiconduttori

La guerra ha influenzato anche il prezzo e la disponibilità di metalli importanti. Russia e Ucraina guidano la produzione globale di metalli come alluminio, nickel, rame e ferro, e sono i principali fornitori di metalli in Europa. In particolare, come riporta Moody's, la Russia fornisce il 40% del palladio mondiale, una risorsa chiave nella produzione dei semiconduttori, mentre l'Ucraina produce il 70% del neon mondiale, un gas usato nel processo di creazione dei chip. I problemi relativi alla produzione dei chip sono i più preoccupanti perchè non sono immediatamente disponibili fonti alternative al neon e ciò implica rischi rilevanti per gli automakers, le imprese elettroniche, di cellulari e altre industrie. Durante la guerra in Crimea (2014-2015), i prezzi del neon e dei chip salirono alle stelle; adesso questo trend è nuovamente visibile, e anche se i produttori di chip hanno accumulato risorse, tali scorte difficilmente dureranno abbastanza a lungo per evitare conseguenze drammatiche per i settori citati.


Le disruption nel settore energetico: petrolio e gas

Secondo Forbes, circa il 41% del gas naturale europeo proviene dalla Russia, al contrario degli Stati Uniti che non importano gas russo. Perciò, l'Europa e specialmente Germania e Italia dovranno affrontare le conseguenze peggiori. Esistono alternative al gas russo, ma implementarle probabilmente non sarà né veloce né facile. Una fonte alternativa di gas naturale potrebbe essere il gas naturale liquefatto (GNL) importato dagli Stati Uniti, dal Qatar o dall'Australia. Per quanto riguarda le energie rinnovabili, gli esperti concordano sul fatto che un approvvigiamento stabile basato su rinnovabili richiederà parecchio tempo per essere implementato, quindi, a breve termine, questa non potrà essere la soluzione. Quello che potrebbe fare la differenza, però, è il "fuel switching", ad esempio attraverso la (ri)apertura di centrali a carbone, come stanno pensando di fare Italia e Germania in caso di emergenza. L'interruzione della catena di approvvigionamento comporterà probabilmente bollette del gas più elevate sia per i consumatori che per le aziende.


Tra le interruzioni della supply-chain legate all'energia, il petrolio rappresenta una delle questioni più urgenti, soprattutto nel settore dei trasporti. La Russia è il terzo produttore di petrolio al mondo, dopo Stati Uniti e Arabia Saudita. A causa della guerra, i prezzi del petrolio hanno raggiunto il loro massimo da 14 anni e, di conseguenza, anche il costo del carburante marittimo, del diesel e della benzina aumenterà di un importo simile. Tra le altre compagnie petrolifere, Shell e BP hanno interrotto l'acquisto di petrolio e gas dalla Russia, ma non è ancora chiaro quanto e quando questa decisione ridurrà la volatilità dei prezzi del petrolio e cosa aspettarsi dal "nuovo" livello dei prezzi per i prossimi mesi. L'8 marzo Joe Biden ha annunciato la messa al bando del petrolio dalla Russia, provocando un'altra impennata dei prezzi del petrolio. Tuttavia, i governi stanno reagendo per proteggere i consumatori, almeno per un breve periodo di tempo. In Italia, ad esempio, il governo ha recentemente annunciato e attuato il taglio di alcune accise sulla benzina per 30 giorni, e sia le imprese che i consumatori si sono precipitati alle stazioni di servizio.



Tutti questi fatti lasceranno le aziende di logistica ad affrontare un altro enorme colpo al portafogli, che arriva subito dopo la (tutt'altro che conclusa) pandemia di Covid-19 e che probabilmente comporterà costi aggiuntivi per i consumatori, diminuendo il loro potere d'acquisto. Secondo il rapporto del novembre 2019 dell'American Transportation Research Institute, il carburante è la seconda spesa più grande per una flotta, dopo gli stipendi dei conducenti, e rappresenta circa il 25% delle spese di un camion. È abbastanza chiaro che i vettori piccoli e medi - che non possono proteggersi dall'aumento del prezzo del carburante come possono fare i grandi vettori - dovranno affrontare una maggiore pressione per proteggere i margini.

Quindi, quali sono le possibili contromisure per affrontare questa situazione?


Affrontare le disruption della supply-chain

La tragedia della guerra in Ucraina sta colpendo molti settori, con alcune aziende in procinto di chiudere ed altre che attualmente non svolgono le proprie attività produttive.

In questo caso, la tecnologia può essere una preziosa fonte di aiuto per le aziende di logistica. Uno degli esempi più notevoli per tagliare i costi operativi, infatti, è l'utilizzo della tecnologia per ridurre al minimo i chilometri percorsi, riducendo così i costi variabili (come carburante, pedaggi, ecc.) e aumentando l'utilizzo delle risorse. Questo può essere fatto attraverso l'ottimizzazione della pianificazione, una delle caratteristiche principali della soluzione di Cargoful. Inoltre, le risorse liberate, in termini di veicoli e conducenti, nonché il tempo speso dai responsabili della pianificazione, possono essere riallocate per far crescere ed espandere il business, che può anche rappresentare un vantaggio competitivo in tempi di crisi della supply-chain.





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